Ci sono simboli che continuiamo a guardare per anni senza renderci conto di ciò che stanno mostrando davvero. Poi un giorno succede qualcosa. Studi il corpo umano, leggi un dettaglio di embriologia, scopri che gli occhi nascono dal cervello e che la gola e l'apparato digestivo, nell'embrione, nascono da una struttura comune.
E improvvisamente un simbolo antico sembra accendersi. È quello che mi è successo osservando L'Imperatrice dei Tarocchi di Marsiglia.
Lo scudo sull'addome
L'Imperatrice porta uno scudo con un'aquila disegnata sopra. Ma ciò che colpisce davvero è la posizione di quello scudo: non sul petto, non vicino alla testa, ma vicino all'addome.
L'Imperatrice (III) — Tarocchi di Marsiglia. Lo scudo con l'aquila è posizionato vicino all'addome, non al petto.
Nel linguaggio simbolico e nel metodo con cui lavoro, L'Imperatrice è collegata alla mente, all'intelligenza e alla generazione della realtà mentale. Eppure quel simbolo non si trova vicino alla testa. Si trova vicino al ventre. Perché?
Il cervello che abbiamo nella pancia
Oggi la neuroscienza parla apertamente di asse intestino–cervello. L'intestino contiene una rete nervosa enorme, chiamata sistema nervoso enterico: centinaia di milioni di neuroni che non eseguono ordini, ma pensano.
Comunica continuamente con il cervello attraverso il nervo vago, influenza l'umore e la percezione dello stress. È il motivo per cui le emozioni intense si manifestano esattamente lì: il corpo non subisce la mente, la partecipa.
Approfondimento scientifico — L'asse intestino–cervello
Il sistema nervoso enterico conta circa 500 milioni di neuroni — più del midollo spinale.
Il nervo vago trasmette segnali in entrambe le direzioni: circa l'80% dei segnali viaggia dal basso verso l'alto, dall'intestino al cervello, non viceversa.
L'intestino produce il 90% della serotonina del corpo — il neurotrasmettitore associato al benessere emotivo.
Infiammazione intestinale e stati depressivi mostrano correlazioni oggi ampiamente studiate in psichiatria.
Il cervello in alto, gli occhi che ne emergono, il nervo vago come filo luminoso che scende fino all'intestino.
Asse intestino–cervello — il corpo pensa
L'astrologia lo sapeva già.
Millenni prima che la scienza nominasse il sistema nervoso enterico, l'astrologia aveva già tracciato questa linea. Mercurio, il pianeta del pensiero, della comunicazione e dei nervi, governa due segni: i Gemelli, legati ai polmoni e al sistema nervoso superiore, e la Vergine, legata all'intestino e all'assimilazione. L'antico sapere sapeva che il pensiero (Gemelli) e la selezione viscerale (Vergine) sono due facce della stessa medaglia mercuriale.
Assimilare ed eliminare: la purificazione mentale
Esiste una voce che ritorna ogni volta che lavoro in profondità con questa carta: la purificazione.
L'Imperatrice non è solo creatività e progettualità. È anche selezione: distinguere il pensiero realizzabile da quello che non lo è, raffinare, eliminare il superfluo.
La digestione fa esattamente questo. Prende ciò che entra. Seleziona ciò che nutre. Espelle ciò che non serve. L'intestino non assorbe tutto indiscriminatamente: riconosce, trasforma, sceglie. È la stessa operazione che una mente sana compie con i propri pensieri.
Forse pulire la mente e pulire il corpo non sono poi così diversi.
In molte lingue il lessico della digestione e quello del pensiero si sovrappongono: si "rumina" un'idea, si "digerisce" un'esperienza, si "assimila" un concetto. Non è una metafora casuale. È una mappa del corpo.
Il Sole, il Ka e il Nervo Vago: la forza che anima
Ma c'è un altro Arcano che completa questo sistema: Il Sole. Insieme, L'Imperatrice (III) e il Sole (XVIIII) formano il numero 22, che nei Tarocchi rappresenta la Totalità, il cerchio che si chiude.
I due rami del nervo vago si aprono come le braccia del Ka egizio — la forza vitale che scende nel corpo.
L'Imperatrice (III)
Il Sole (XVIIII)
Nel Sole ritroviamo il concetto del Ka egizio: la forza vitale, il "doppio vitale" che anima il corpo dall'interno. Il simbolo del Ka sono due braccia alzate, aperte verso l'alto per raccogliere e distribuire energia.
Guarda cosa fa il Nervo Vago: parte dal tronco encefalico e si dirama verso il basso raggiungendo cuore, polmoni, stomaco, intestino, fegato. Due rami — sinistro e destro. Sono le "braccia" fisiche che scendono nel corpo portando il segnale della mente.
Il Ka, proprio come il tono vagale, va nutrito: con il respiro, con il cibo, con la presenza. Senza la forza vitale del Sole, l'intelligenza dell'Imperatrice non può incarnarsi. Senza il ventre dell'Imperatrice, il Ka non ha dove radicarsi. Insieme formano la coppia perfetta: pensieri puliti, azioni pulite.
L'aquila e il cervello che guarda fuori
Nello scudo dell'Imperatrice c'è un'aquila, simbolo di visione acuta. L'Imperatrice è la prima figura degli Arcani Maggiori che guarda proiettandosi in avanti, aprendo una dimensione temporale verso il futuro.
Qui l'embriologia aggiunge qualcosa di straordinario: gli occhi non sono organi separati, sono vescicole che emergono direttamente dal tubo neurale. In termini biologici: gli occhi sono cervello che si sporge verso il mondo.
Gli occhi come estensione del cervello: una rete neurale che si sporge verso il mondo.
L'aquila dello scudo non vede con gli occhi. Vede con il cervello che ha imparato a guardare lontano.
L'aquila nella tradizione simbolica
La Garzantina dei Simboli la descrive come «il re degli uccelli», simbolo della smisurata potenza e dell'attitudine alle armi. Ma è molto di più. Gli antichi bestiari le attribuivano la capacità di fissare il Sole senza socchiudere gli occhi e di percorrere regioni del cielo inaccessibili all'uomo. Un'aquila che guarda il Sole senza abbassare lo sguardo è un'aquila che non si difende dalla verità.
Nella città siriana di Palmira l'aquila era sacra al dio del Sole, e di essa si diceva che, come la Fenice, potesse rinascere — tra l'altro mediante una triplice immersione nell'acqua. Nel suo volo ad alta quota si vedeva l'equivalente dell'Ascensione di Cristo. Si diceva che anche il Sole la ringiovanisse: «l'aquila, quando le sue penne perdono quota, ringiovanisce e si rinnova al calore del Sole» (W.H.Frh. von Hohberg, 1675).
Come uccello distruttore di serpenti e draghi, l'aquila simboleggia la vittoria della luce sulle forze del male. Sulle vetrate gotiche è dipinta mentre porta in alto i suoi piccoli, che ancora non sono in grado di volare, per insegnare loro a guardare la luce del Sole. Simbolo dell'Evangelista Giovanni, nell'iconografia cristiana mantiene solo significati positivi: forza, rinnovamento, contemplazione, perspicacia, natura maestosa.
Dal punto di vista del simbolismo psicologico, l'aquila è concepita come una «potente creatura alata nel celestiale azzurro dello spirito» (E. Aeppli, 1943). I sogni che hanno come oggetto l'aquila vanno giudicati positivamente: si considerano favorevoli quelle «idee dell'aquila» che si gettano sul corso della vita quotidiana e ne mettono in forse il normale svolgimento, catturato così dalla «struggente passione dello spirito».
I bestiari medievali paragonano l'aquila al progenitore Adamo: il «re di tutti gli uccelli» si libra in alto nel cielo, ma si lascia immediatamente cadere al suolo quando scorge a terra qualcosa da mangiare. Anche Adamo in origine si trovava in prossimità del cielo, ma poi scorse il cibo proibito, che lo riportò a terra. In età cristiana le si assegnò la virtù sovrana della giustizia, ma anche il peccato della superbia — a causa dell'acutezza della sua vista, che pare ignorare ciò che le è vicino.
L'aquila vede lontanissimo. Ma può non vedere ciò che ha accanto. È la stessa tensione dell'Imperatrice: una mente capace di proiettarsi nel futuro, che deve però imparare a radicarsi nel presente.
Quando una madre chiude gli occhi al proprio bambino davanti a una scena violenta, sta proteggendo il suo cervello. Sa che ciò che entra dagli occhi entra nella mente. È un gesto di purificazione mentale fatto con le mani.
La capacità di vedere il bello — un tramonto, il modo in cui cade la luce su una cosa qualunque, un fiore spaccato nell'asfalto, il sorriso di qualcuno che non se lo aspetta — non è sentimentalismo. È una funzione cognitiva. Il cervello che sa riconoscere la bellezza nei piccoli miracoli quotidiani è un cervello che mantiene viva la sua capacità di meravigliarsi, di stare nel presente, di ricevere nutrimento dal mondo senza che il mondo debba per forza essere straordinario.
L'aquila non vola sempre in alto. A volte si ferma. E vede.
Il pomo d'Adamo su una donna: il codice nascosto
Nei Tarocchi di Marsiglia, L'Imperatrice ha disegnato sulla gola qualcosa di visivamente bizzarro: un'eminenza che richiama il pomo d'Adamo.
Il pomo d'Adamo — prerogativa anatomica maschile — su un corpo femminile è il messaggio: il principio maschile dell'espressione è inscritto nel corpo femminile della creazione. Il numero 3 è principio maschile-attivo, ma la figura disegnata è inequivocabilmente femminile. La tensione tra numero e immagine non è un errore: è un codice. La gola è la soglia dove il pensiero diventa parola.
Approfondimento scientifico — Gola e intestino, un'origine comune
Nello sviluppo embrionale, gola e intestino nascono da un unico tubo: l'intestino primitivo (foregut).
Dalla stessa struttura nascono faringe, laringe, esofago, trachea, polmoni e parte dello stomaco.
Le corde vocali si formano nella laringe embrionale, derivata dalla regione faringea del foregut.
Respirazione, nutrimento e voce nascono dalla stessa architettura iniziale — prima che il corpo si differenzi ulteriormente.
Dire e assimilare non sono due atti separati. Nascono dallo stesso posto. Quando non riusciamo a esprimere qualcosa, il corpo risponde esattamente lì: gola chiusa, nodo in gola, stomaco contratto.
L'albero neurale: dal cervello all'intestino, un unico sistema che pensa, sente e assimila.
La vera magia
La vera magia non sono formule meccaniche, ma osservare la complessità della vita. Scoprire che la scienza non distrugge il simbolo, ma lo rende ancora più profondo.
I Tarocchi non servono a controllare il destino. Servono a vedere. E il senso più profondo dell'Imperatrice è proprio questo: lo scudo non è fuori posto. È esattamente dove deve essere, perché la mente non è separata dal corpo.
Pensare, sentire, assimilare, vedere, esprimersi — sono facce diverse di un unico, misterioso processo.
La simmetria del sistema nervoso: cervello e corpo non sono separati. Sono un unico specchio.
Fonti e riferimenti
I contenuti simbolici sull'aquila sono tratti da: Garzanti — Dizionario dei Simboli, voce «Aquila», pp. 39–43. Gli approfondimenti scientifici sull'asse intestino-cervello, il nervo vago e l'embriologia degli occhi si basano su letteratura neuroscientifica di riferimento. Le carte dei Tarocchi di Marsiglia utilizzate in questo articolo appartengono al mazzo Tarot de Marseille di Nicolas Conver (1760), considerato uno dei mazzi di riferimento della tradizione marsigliese.
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